Manoppello è un piccolo borgo di circa seimila abitanti, situato su un colle dell’entroterra abruzzese in provincia di Pescara, ed è famoso soprattutto per la presenza del santuario dedicato al Volto Santo.

Il centro storico, nato sulle rovine di un’antica città romana, è caratterizzato dalla presenza di numerosi piccoli palazzi nobiliari del XVIII-XIX, realizzati con la pregiata pietra locale conosciuta, appunto, come “pietra di Manoppello“.

Nel piccolo borgo sono presenti anche la chiesa di S. Nicola del XIV sec., con stupendo portale medievale, la chiesa della SS. Annunziata, con l’adiacente ex convento delle Clarisse, e la chiesa di S. Pancrazio.

Nelle stradine del paese sono molteplici i riferimenti al Volto Santo, a cui sono dedicate edicole sacre o riproduzioni artigianali sulle porte di molte abitazioni.

Nel territorio circostante, inoltre, sono stati trovati numerosi reperti archeologici di età romana. Il più importante è sicuramente lo scavo che ha permesso di riportare alla luce una villa patrizia romana con mosaici ancora intatti. Il sito archeologico, oggetto di recenti interventi della soprintendenza, è stato riaperto al pubblico per essere visitato.

Scendendo invece dal paese lungo la strada provinciale che conduce verso Pescara, giunti in località Manoppello Scalo, si può trovare la splendida abbazia di Santa Maria Arabona, fondata alla fine del XII secolo, in stile romanico/gotico.

abbazia di Santa Maria Arabona

La basilica del Volto Santo a Manoppello

La basilica del Volto Santo, o anche santuario del Volto Santo, è situata qualche chilometro fuori dal paese, su un piccolo colle dove in origine era presente un convento dei Frati Minori Cappuccini dedicato a San Michele Arcangelo.

La costruzione di questo convento, fondato nella prima metà del XVII secolo, è strettamente legata alla vicenda della reliquia del Volto Santo. Si tratta di un velo tenue che ritrae l’immagine di un volto, un viso maschile con i capelli lunghi e la barba, ritenuto essere quello di Cristo.

La chiesa come la conosciamo oggi, elevata alla dignità di basilica minore da Papa Benedetto XVI nel 2006, è il frutto di importanti lavori di ampliamento e ristrutturazione eseguito negli anni ’60. Nel 1965 fu stravolta la struttura originaria del seicentesco convento cappuccino, fu abbattuta la facciata e ricostruita in uno stile pseudo-rinascimentale con pietra bianca e rosa.

In quegli anni fu demolito e ricostruito anche il campanile, mentre l’interno a tre navate fu addobbato in uno stile eco eclettico completamente diverso dall’originale, in misto tra neoclassico e tardo liberty. Al centro della facciata terminante a spioventi, c’è un rosone a raggiera.

Unica testimonianza seicentesca rimane la piccola cappella sulla destra del coro che, edificata nel 1686, in passato ha custodito per secoli il “Volto Santo”.

volto santo

Il Volto Santo

L’arrivo di una teca con il Volto Santo nel piccolo borgo di Manoppello è frutto di causalità, ma potrebbe avere precise ragioni storiche.

Il telo quasi sicuramente arriva a Roma da Gerusalemme, dal Santo Sepolcro.

Con il sacco di Roma però i lanzichenecchi, cioè i temibili soldati di Carlo V, cercano di distruggere ogni simbolo religioso compiendo stragi e saccheggi. Pertanto è probabile che un canonico abruzzese, conoscitore della zona di Manoppello, d’accordo con il Papa, decise di nascondere la reliquia proprio su un colle intorno al borgo.

Quindi è praticamente certo che la tela, prima del 1527, era a Roma e li era venerata.

La presenza nel borgo del Sacro Velo raffigurante il volto di Cristo (e che qualcuno ritiene essere il Velo della Veronica, una delle reliquie più importanti della cristianità) non ha data certa in quanto non esiste alcun documento contestuale al suo arrivo.

Qui la storia si confonde con la leggenda.

La leggenda del Volto Santo

Si narra che un misterioso pellegrino lo consegnò al dottor Giacomantonio Leonelli nella prima metà del 1500. La reliquia Passa poi alla famiglia De Fabritiis, finché nel 1638 Donatantonio dona l’immagine sacra al convento francescano da poco fondato.

Il Volto Santo di Manoppello, sulla base di ricerche condotte dalla suora iconoclasta Suor Blandina Paschalis Schloemer, sembrerebbe essere perfettamente sovrapponibile a La Sacra Sindone.

I loro lineamenti, infatti, sono gli stessi e presentano ben 10 punti di contatto perfettamente sovrapponibili. Il Sacro Volto in entrambi i casi ha un aspetto ovale, non è simmetrico e sembra essere emaciato e rigonfio. Si tratta di un volto con capelli lunghi, con un ciuffo che cade sulla fronte e con la bocca aperta. L’unica differenza sta negli occhi: nella Sindone sono chiusi, nel Volto Santo di Manoppello o Velo della Veronica invece sono aperti.

Nel 1600 la reliquia venne ritagliata e fissata tra due vetri in una cornice di noce e da qui non è stata più rimossa.

La particolarità del tessuto è che è finissimo e bisso marino, un tessuto prezioso che non si può dipingere. Questo non spiega perché invece l’immagine è ricca di colori con diverse tonalità. L’immagine del volto quindi – tecnicamente – non sarebbe spiegabile se non come impressione di colori per puro contatto.

A partire dai primi anni 80 del ‘900 si è iniziato a studiare il Volto Santo. Gli studi hanno confermato l’assenza di pittura e disegno sul tessuto.

Con l’arrivo a Manoppello di Papa Benedetto XVI nel 2006, il Volto Santo ha fatto il giro del mondo suscitando la curiosità e la devozione di fedeli, che ormai giungono in Abruzzo da tutte le parti del mondo per ammirarlo.