Bali è una destinazione a dir poco gettonata tra chi, almeno una volta all’anno, non può fare a meno di preparare le valigie e partire verso luoghi dall’innegabile bellezza. Di informazioni per costruire un itinerario ce ne sono tantissime: basta una veloce occhiata online per scoprire numerosi blog tematici con consigli su cosa vedere a Bali in 7 giorni. Tra città, templi e luoghi di mare incantevoli come la Baia di Jimbaran, le opportunità per riempirsi il cuore di bellezza non mancano.

Quando si parla di Bali, però, è necessario fare un passo in più. Quest’isola speciale è spesso associata a falsi miti che non permettono a chi la sceglie come destinazione di apprezzarne davvero la magia. Scopriamo assieme quali sono questi luoghi comuni e, ovviamente, prepariamoci a sfatarli.

Bali è solo per chi pratica yoga

Anche se l’immagine di Bali è associata soprattutto allo yoga e ai ritiri che vedono protagonista questa disciplina, sull’isola le opportunità per vivere una vacanza all’insegna del benessere sono numerose e legate anche ad altri ambiti: dal Pilates al fitness, dal surf al diving. Non mancano centri specializzati in meditazione, trattamenti ayurvedici e massaggi tradizionali balinesi.

Chi ama prendersi cura del proprio corpo è il benvenuto, anche se non è abituato a praticare quotidianamente tra asana ed esercizi di respirazione. A Canggu, per esempio, si concentra una vivace comunità di surfisti e appassionati di fitness, con spiagge perfette per chi vuole imparare a cavalcare le onde.

Ogni mese dell’anno è perfetto per una vacanza sull’isola

Capita spesso di sentir parlare di Bali come di un’isola perfetta per una vacanza all’insegna di natura, spiritualità e relax in ogni momento dell’anno. In realtà, la scelta del periodo giusto fa una differenza enorme sulla qualità del soggiorno.

I mesi migliori sono quelli compresi tra maggio e agosto, che rappresentano la stagione secca: giornate di sole, temperature piacevoli e mare ideale per nuotare e fare snorkeling. Da evitare, invece, è il periodo che va da ottobre ad aprile, segnato dall’alta frequenza di piogge, spesso intense e improvvise. Un’eccezione interessante: le terrazze di riso di Tegalalang, patrimonio UNESCO, sono particolarmente spettacolari nei mesi di marzo, aprile, settembre e ottobre, quando la vegetazione raggiunge il suo massimo splendore.

Vacanza a Bali è sinonimo di overtourism

C’è chi è dubbioso sul partire per Bali perché convinto che l’isola degli Dei sia ormai stritolata dalla piaga dell’overtourism. Il problema esiste — basti pensare che alcune zone di Ubud e Kuta soffrono di traffico caotico e sovraffollamento, soprattutto in alta stagione — ma non racconta l’intera storia.

Esistono infatti numerosi luoghi lontani dal clamore delle folle. Basta mettersi al volante o in sella a uno scooter e, partendo da Ubud, ci si può allontanare dalle rotte più inflazionate per scoprire luoghi come il villaggio di Sidemen. Qui, tra risaie che si estendono a vista d’occhio e il profilo del vulcano Gunung Agung sullo sfondo, è possibile toccare con mano l’essenza autentica di Bali, con un ritmo di vita lento e in contatto viscerale con la natura.

Anche la zona di Munduk, nel nord dell’isola, è ancora poco turistica: cascate, laghi di montagna e trekking immersi nella vegetazione. Per chi ama il mare lontano dalla massa, le spiagge di Amed (costa est) offrono acque cristalline, fondali ricchi di fauna marina e un’atmosfera da villaggio di pescatori quasi intatta. Vale la pena ricordare che dal febbraio 2024 è stata introdotta una tassa d’ingresso per i visitatori stranieri, proprio nel tentativo di gestire meglio i flussi turistici.

Bali è una meta solo low cost

Nell’immaginario collettivo, Bali è associata a vacanze low cost, quei colpi di testa che si fanno da giovani o quando si ha intenzione di ritrovare se stessi. Tutto vero, ma è necessario andare oltre.

L’isola degli Dei — questo appellativo è legato alla presenza di migliaia di templi indù — è una meta perfetta anche per chi ama le vacanze di lusso. La zona migliore per un soggiorno a cinque stelle è senza dubbio la baia di Jimbaran: qui si trova l’Ayana Resort, una struttura con bar panoramico affacciato sull’Oceano Indiano, celebre anche per il suo Rock Bar scavato nella scogliera. Più a nord, nella penisola di Bukit, si trovano resort esclusivi con infinity pool e accesso a spiagge quasi private come Nyang Nyang Beach, incontaminata e lontana dai circuiti di massa.

Bali è il paradiso dei (soli) nomadi digitali

Bali è spesso associata all’icona del nomade digitale che, armato di laptop, sceglie di trascorrere qualche mese sull’isola prima di ripartire alla volta di un’altra destinazione esotica. Si tratta di un’immagine che corrisponde solo in parte alla realtà.

È vero che Bali ospita una fiorente comunità di lavoratori da remoto, con spazi di coworking all’avanguardia come Dojo Bali, Outpost e BWork, concentrati soprattutto a Canggu e Ubud. Dal 2024 l’Indonesia ha introdotto un visto specifico per nomadi digitali (E33G), valido fino a un anno e rinnovabile, pensato per chi lavora da remoto per aziende straniere.

Ma a Bali si trasferisce anche chi ha smesso di lavorare. Grazie a un costo della vita che, secondo le stime più recenti, si attesta tra 800 e 1.200 euro al mese a seconda dello stile di vita, l’isola è sempre più apprezzata dai pensionati. L’Indonesia prevede un apposito visto per chi ha più di 55 anni e può dimostrare un reddito stabile di almeno 1.500 dollari al mese, prorogabile di anno in anno. Non è dunque solo il rifugio temporaneo di giovani freelance: Bali sta diventando, a tutti gli effetti, una seconda casa permanente per un numero crescente di stranieri.