Il Perù è un paese straordinario, dove natura e storia si fondono regalando ai visitatori un patrimonio quasi unico al mondo. È questa la terra in cui sono nati e hanno prosperato gli Inca, che hanno lasciato in Perù monumenti come Machu Picchu, dichiarato Patrimonio dell’UNESCO.

Il Perù è il paese delle Linee di Nazca, del Lago Titicaca e di una natura dove si stima che vivano almeno il 70% delle specie esistenti sul pianeta. In questo Paese si trova anche un altro gioiello, scoperto di recente e ancora poco conosciuto ai più: si tratta della Montaña de Siete Colores, nota ormai in tutto il mondo come Rainbow Mountain.

Come è nata la Rainbow Mountain

Nel cuore della regione peruviana di Cusco, tra le province di Canchis e Quispicanchi, sorge la Montaña de Siete Colores, conosciuta dai locali come Vinicunca: per i peruviani questa montagna, così come il complesso di Palcoyo, simboleggia la divinità Pachamama, che altro non è che la Madre Terra.

La Rainbow Mountain si trova poco più di un centinaio di chilometri da Cusco e, secondo l’illustre National Geographic, è uno di quei luoghi che meritano di essere visti almeno una volta nella vita, tanto da essere stato dichiarato Patrimonio dell’UNESCO.

Osservando questa splendida bizzarria di Madre Natura, si capisce bene il motivo per il quale sono soprannominate Rainbow Mountain: su questa montagna dalla forma a cuspide, sono presenti delle strane striature verticali di ben sette colori, proprio quanti quelli dell‘arcobaleno.

Quando a causa dei cambiamenti climatici, c’è stato purtroppo lo scioglimento dei ghiacciai, si è rivelata questa montagna multicolore che sembra essere stata dipinta da qualche antica civiltà. In realtà non si tratta di pigmenti colorati ma di detriti e minerali che, nel corso dei lunghi millenni, si sono adagiati su questa montagna e letteralmente compattati alla roccia, fondendosi quasi con essa.

Ci si chiede come mai le striature del Vinicunca siano così perfettamente verticali: il motivo è legato alla collisione avvenuta tra la placca del Sudamerica e quella di Nazca che ha creato la Cordigliera delle Ande, spingendo sempre più in alto la crosta terrestre.

Trovandosi al cospetto di Vinicunca si resta incantati dalla varietà dei colori: si scorge il giallo legato alla presenza di zolfo, il nero del granito, il marrone della goethite, il bianco del bicarbonato di calcio, il rosa della manganese, il rosso dell’ossido del ferro e infine il blu, nato dall’ossidazione del rame causato dall’ossigeno e dall’acqua.

Escursione alla volta della montagna sacra di Vinicunca

Per raggiungere la Rainbow Mountain bisogna percorrere un’escursione di appena 16 km: non è certo un’esperienza agevole da fare, viste le ripidissime salite che si alternano ai tratti più pianeggianti.

Ma non è certo questa la maggiore difficoltà di questo percorso: è l’altitudine il nemico maggiore degli escursionisti in quanto il Vinicunca sorge a ben 5200 mt di altezza e il dislivello sfiora i 1000 mt. Spesso si arriva impreparati e ci si ritrova a fronteggiare i classici sintomi del Soroche, ovvero mal di testa e vomito causati appunto dall’altitudine; l’unica soluzione per arrivare ad ammirare la Rainbow Mountain è trascorrere qualche giorno a Cusco, in modo da acclimatarsi e dare il tempo al corpo di prepararsi allo sforzo.

Proprio da Cuzco partono i tour organizzati alla volta di Vinicunca, anche se è possibile raggiungere la montagna anche da soli: in ogni caso si parte solitamente all’alba, in modo da affrontare l’escursione al mattino, quando le temperature sono più sopportabili.

 

Di solito si fa tappa prima ai villaggi più vicini alla Rainbow Mountain, ossia Pitumarca oppure Hanchipata-Quesuno: conviene rifocillarsi adeguatamente con carboidrati e soprattutto tanto mate de coca, l’infuso andino a base di foglie di coca considerato una vera panacea per contrastare i problemi legati all’altitudine. È consigliato non esagerare però col cibo per non incorrere nella nausea quando ci si avvicina ai 5000 mt.

Si cammina in direzione del monumentale ghiacciaio Ausangate, tra alpaca, lama e le autoctone vigogne andini, dal vello assai pregiato. I più stanchi possono pagare qualche gentile locale affinché li trasporti sui loro cavalli: in prossimità dell’arrivo però, neanche il più abile destriero può fronteggiare la ripida salita e si è costretti a proseguire a piedi.

Tutto però si dimentica quando si raggiunge la Rainbow Mountain, una macchia di colore sulle leggendarie Ande, dove sembra di poter sfiorare il cielo con un dito.